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Il business della biancheria intima

Il business della biancheria intima

Il mercato mondiale della biancheria intima ha raggiunto nel 2014 un giro d’affari di 110 miliardi di euro, secondo i dati raccolti dall’Istituto di ricerca inglese Euromonitor e ripresi in un dettagliato articolo dal sito Business of Fashion, che ha anche spiegato come sia strutturato il mercato della lingerie oggi e come i cambiamenti tecnologici e stilistici abbiano influito nello sviluppo di un mercato che non ha subito inflessioni a causa della crisi.

Il settore è dominato da un gruppo di brand che in Europa e negli Stati Uniti controllano il mercato della biancheria intima a diversi livelli. Nella grande distribuzione ci sono, per esempio, le americane L Brands (che possiede tra gli altri il marchio Victoria’s Secret) e Hanes (che controlla Playtex e Wonderbra), mentre in Europa troviamo Marks&Spencer, la multinazionale di grande distribuzione con sede a Londra, l’azienda tedesca Triumph International ed il gruppo italiano Calzedonia.

Anche i brand del lusso hanno un ruolo importante nel business dell’intimo. Tra i più forti Agent Provocateur, specializzato in lingerie più costosa, che produce e distribuisce autonomamente le proprie creazioni.

E poi ci sono le grandi catene low cost, che stanno cambiando il mercato con l’introduzione nei propri negozi di linee di intimo competitive per donna, uomo e bambino. Tra queste H&M, Topshop e Forever 21, che stanno incrementando la propria produzione e la cui clientela è sicuramente diversa da quella che acquista un reggiseno firmato.

Per quanto riguarda i luoghi ed i tempi di produzione, come avviene per la moda, anche per la biancheria intima l’Asia è il continente in cui si produce di più, non solo per una questione di abbattimento dei costi della manodopera, ma anche perché lì possiedono i macchinari e le tecniche di produzione tessile in grande scala.

Le mode ed i cambiamenti dei gusti, intanto, stanno influenzando sempre più la produzione di mutande e reggiseni. Se negli anni Novanta, per esempio, il tanga era l’indumento più richiesto, oggi le clienti più giovani preferiscono mutande decisamente più coprenti, almeno stando a quanto riferisce l’istituto di ricerche di mercato NPD Group. Dati confermati anche dall’ufficio design di Marks&Spencer e dal CEO di Agent Provocateur, Garry Hogarth. Gli uomini, invece, invertono la tendenza, acquistando di nuovo più slip rispetto ai boxer. Il vero cambiamento degli ultimi anni è, comunque, un generale incremento dell’interesse da parte degli uomini verso la biancheria intima, come spiega anche Joel Primus, fondatore del brand di intimo maschile Naked.

Un ruolo rilevante nella crescita del business dell’intimo ce l’hanno sicuramente anche i testimonial scelti dalle varie aziende per rappresentare i propri capi. Prima è stata Victoria’s Secret, che ha costruito una strategia di comunicazione soprannominando le modelle delle sue sfilate “angeli”, arruolando negli anni top model come Laetitia Casta, Giselle Bündchen, Karolina Kurkova, Heidi Klum, Miranda Kerr, Adriana Lima ed Alessandra Ambrosio, diventate vere e proprie “icone” del brand. Nell’ultimo periodo Agent Provocateur ha arruolato invece Naomi Campbell, mentre Calvin Klein, oltre ad aver investito sul cantante Justin Bieber per il suo intimo maschile, ha lanciato una campagna (#mycalvins) sui social network, con la quale invitava personaggi celebri e persone comuni a fotografarsi con addosso la biancheria del brand. H&M, infine, ha collaborato con il calciatore David Beckham, che ha anche firmato una linea a suo nome.

Pure la vendita di intimo on line, infine, ha contribuito alla crescita del settore. Si prevede un incremento della vendita digitale attorno al 18,2% entro i prossimi 3 anni, grazie anche alla nascita di diverse start up. I siti Me Undies e Manpacks, per esempio, offrono degli abbonamenti per l’acquisto di biancheria intima, mentre Adore Me costruisce ogni mese una collezione nuova.

Fonte: www.ilpost.it – Enrico Matzeu